L'EROINA È VICINA
Il movimento, quello ufficiale, se ne
è accorto in ritardo. Le analisi sulla crisi economica, i dibattiti
sull'organizzazione, sulla classe, sui rapporti tra operai e studenti,
gli scontri tra linee politiche non hanno lasciato vedere che giorno
dopo giorno unalarga fascia di giovani scompariva dalle assemblee,
dalle piazze, dai sacri templi del culto dell'ideologia. Erano per
lo più quelli che Lenin non l'avevano mai letto e del "Capitale" avevano
solo sentito parlare.
Conoscevano però altre cose, una realtà,
quella della grande periferia milanese con i suoi casermoni e la sua
desolazione, conoscevano da vicino la vita del proletariato, lo stesso
su cui i "compagni" disquisivano nelle loro riunioni.
La conoscevano talmente bene da non avere
alcuna voglia di ripetere quell'esperienza: fabbrica, casa, bar ogni
giorno per cinquant'anni.
Con loro si sarebbe potuto parlare di
questo, ma quando si cominciò a capire erano tornati nei loro ghetti
e il movimento, quello ufficiale, cominciò a discutere di droga leggera
e droga pesante, a porsi il problema se "fumare" fosse più o meno
comunista e sui criteri di vigilanza da adottare.
Si era nel '73. Re Nudo che tra i primi
aveva sollevato la questione e che era anche riuscito nella sede di
via Maroncelli a dare spazio al dibattito e alle più disparate iniziative
di tutta una serie di compagni che non si rifacevano a realtà partitiche
o gruppettare, veniva chiuso dalla polizia con un 'operazione che
ricorda molto quella con cui è stato chiuso il Macondo.
Intanto tra i compagni il problema eroina
cominciava a farsi sentire. Non era più una storia lontana, non si
parlava più solo delle Pantere Nere falcidiate dalla droga pesante
propinata loro dal sistema, si parlava del compagno di classe che
bucava, dell'ex militante che si incontrava ancora tutti i giorni
ma non faceva più niente, poi purtroppo si cominciò a parlare di chi
era morto.
Ma si è parlato male dell'eroina. Questo
discorso tenuto in disparte è venuto fuoriin modo equivoco, sempre
aperto da una dichiarazione di principio, troppo esplicita, troppo
dichiarata, senza analisi né constatazione critica del fascino che
I' eroina esercitava ed esercita con la sua carica di morte, di negazione
della realtà, con il suo apparente aspetto di rottura col mondo, senza
compromesso.
Si è imparato poi a conoscere la realtà
quotidiana dell'eroinomane, lo sbattimento per i soldi, la voglia
di uscirne, il caso che fa rientrare, il mal di stomaco, I' isolamento,
una spirale di violenza che si avvolge su se stessa fino allo strangolamento
finale.
Così i compagni hanno imparato ad affrontare
il problema come roba loro, che li tocca nel loro quotidiano e sul
quale va cercata collettivamente una via d 'uscita che sia di forza
reale, e cioè di comprensione profonda di sé e di allargamento del
fronte di lotta contro la morte [1].
CHE COS'È L'EROINA
La diffusione degli oppiacei nel mondo
occidentale è situabile nell' '800 soprattutto tra la classe operaia,
dove sciroppi a base di oppio venivano usati così come l'alcool per
affrontare e superare una realtà quotidiana pesantemente ostile, fatta
di lavoro al limite delle possibilità umane, alimentazione insufficiente,
condizioni igieniche spaventose.
L 'oppio e i suoi derivati venivano venduti
a basso prezzo [inferiore a quello dell'alcool] [2], e senza alcun
controllo. La morfina In particolare trovò il suo momento di diffusione
dopo l'invenzione della siringa; essa veniva indicata dalla scienza
medica come toccasana per ogni tipo di malattia, dall'anemia al vomito
da gravidanza. In particolare nei momenti di guerra essa fu usata
massicciamente come antidolorifico: dopo la guerra di secessione americana
si contavano tra i soldati circa 45.000 morfinomani [3].
L' eroina fu scoperta nel 1874 dalla
Bayer come derivato semisintetico della morfina e fu lanciata sul
mercato come potente antidolorifico e come sostituto della morfina
stessa, da usarsi nelle cure di disintossicazlone.
II processo chimico per ottenerla non
presentava particolari difficoltà [4], né richiedeva attrezzature
complesse o ampi spazi, come si vide poi dalla proliferazione dei
laboratori clandestini in Europa ed in Oriente.
Legale, negli USA fino al 1912, venne
poi sostituita presso i consumatori delle classi medie dai barbiturici,
e passò al mercato clandestino procurando alla malavita organizzataprofitti
favolosi, essendo la materia prima reperibile a bassi costi, facilmente
organizzabile la sua produzione e la sua distribuzione che si allargò
soprattutto tra i proletari e i sottoproletari dei ghetti urbani.
Dopo la messa fuori legge degli oppiacei
[l'industria farmaceutica aveva ormai organizzato la loro sostituzione
con altri prodotti non meno nocivi, nel lungo periodo], l'eroina si
impose come prodotto preferito dalla malavita per l'elevato grado
di assuefazione che permetteva di creare ben presto un solido mercato.
In Italia la sua diffusione di massa
ebbe inizio intorno al '72/ '73, anni in cui le anfetamine, fino allora
vendute liberamente, vennero incluse nella lista delle sostanzestupefacenti,
ed in cui l'haschisc, che aveva già iniziato a circolare in modo massiccio
venne fatto sparire dal mercato. La struttura di vendita di questo
venne parzialmente utilizzata per far circolare buste di eroina a
prezzi bassissimi.
Lo sfasamento post-sessantottesco fece
il resto.
COME ARRIVA IN ITALIA
Dai dati disponibili è possibile calcolare
la produzione mondiale di oppio sulle 3.000 tonnellate annue, di cui
solo la metà viene destinata all'industria farmaceutica.
Un 'indagine svolta dal servizio strategico
d'informazioni dell'Ufficio narcotici [BN-DD] dava per l'anno '71
i seguenti dati relativi alla produzione smerciata in tonnellate [5]:
mercato legale - mercato clandestino
Turchia 150 35/50
India 1.200 250
Pakistan 6 250
Iran 150 ?
URSS 115 ?
Rep. pop. cinese 100 ?
Jugoslavia 0,83 1,7
Giappone 5 -
Tailandia - Birmania - 750
Laos - Afghanistan - 100/150
Messico - 5/15
Da questi paesi al mondo industrializzato
la strada non è troppo difficile né troppo pericolosa. O meglio è
rischiosa per chi, attratto dal miraggio di un guadagno facile che
assicuri qualche mese di vita senza problemi, tenta di portarsi a
casa qualche grammo. Non per chi, trafficando in dosi ben maggiori,
ha a sua disposizione canali organizzati, traffici di copertura [apparecchi
radio, orologi, prodotti a tecnologia avanzata dall'Estremo Oriente
o derrate alimentari dal vicino Oriente].
Basti pensare, per esemplificare, al
traffico che viene svolto dai TIR, tra l'Iran e l'Europa. Qui, dove
i freaks che giungono dall'Afghanistan o dall'India devono sottostare
alle più accurate ed intime perquisizioni da parte dei funzionari
della dogana iraniana[un giorno di galera per ogni grammo di haschisc,
nelle fatiscenti carceri di Mashad], dove è comminata la pena di morte
per gli spacciatori, dove le vetrine alle frontiere espongono gli
oggetti più disparati squarciati dalla solerte polizia dello Scia
come contenitori di haschisc, partono camion carichi di ogni genere
di droga.
Basti dire che a Teheran i venditori
di haschisc non si assumono la spesa di caricare la merce sul mezzo
di trasporto qualora l'acquisto sia inferiore a 350 Kg.; che nel '72
il raccolto di oppio dichiarato ufficialmente dal governo iraniano
è stato di 250 tonnellate, mentre il quantitativo reale corrispondeva
a 500 tonnellate circa.
I camion, una volta espletato o pagato
il controllo doganale vengono sigillati fino al loro arrivo a destinazione.
Le vie dell'oppio si sono negli ultimi
anni moltiplicate, parallelamente all'aumento della diffusione dell'eroina
nel mondo, complice in primo luogo la guerra nel Vietnam che ha allargato
il mercato stimolando l'aumento delle coltivazioni di oppio e la nascita
di laboratori di produzione di eroina in tutto il sud est asiatico.
Se negli anni '60 la via tradizionale
era costituita dal passaggio di oppio dalla Turchia in Siria, dove
veniva ricavata la morfina - base e dalla Siria a Marsiglia, dove
la stessa veniva rielaborata in eroina, oggi tale procedimento è spesso
realizzato in loco:
sono proliferate fabbriche clandestine sulle frontiere tra Tailandia,
Birmania, Laos, in Iran, in Pakistan. Da qui il prodotto viene smistato
per tutto il mondo.
In Europa si sono creati grossi mercati
quali: Skopje in Jugoslavia, Plovdiv in Bulgaria, Monaco in Germania,
Amsterdam in Olanda che servono come basi di rifornimento per lo spaccio.
Continua anche l'esportazione di oppio grezzo che viene poi lavorato;
in Italia si parla di più fabbriche clandestine situate in Sicilia,
ma
per la facilità di impianto è difficile
poter esercitare un controllo più preciso.
Si sa che navi col loro carico mortale
partono da Karachi, dal golfo Persico, dal golfo di Oman destinate
a tutto il mondo.
Il prezzo dal produttore al consumatore
subisce un aumento spaventoso, dato anche il numero degli intermediari
ed il fatto che sui mercati occidentali non viene mai venduta droga
pura, ma tagliata con lattosio, chinino, stricnina, fino a far aumentare
di quattro o cinque volte il volume. Si è calcolato, a partire dal
fatto che una dose non contenga più di 5 mg. di eroina pura, che l'aumento
del prezzo sia calcolabile moltiplicando per 2.000 il prezzo di origine.
Si può capire così quanti e quali interessi girino intorno a tale
traffico, e quindi la decisa volontà di coloro che lo gestiscono di
non perdere tali privilegi a qualsiasi costo, anche a quello già accennato
del taglio con sostanze che comportano il rischio della perdita di
un cliente [6].
Chi muove le fila di tutto ciò?
A nostra disposizione sono solo sospetti sull'attività
di rispettabili personaggi ben coperti da regolari traffici commerciali
[import - export], di cui si può dall'esterno osservare l'aumento
vertiginoso e inspiegabile del tenore di vita e qualche agente delle
tasse trasferito perché troppo curioso.
Sono storie ben protette, relegate nel
limbo dei potenti.
Nella perquisizione eseguita nel mese
di novembre presso la sede del centro di lotta e di informazione contro
l'eroina, i poliziotti che trovarono una lista di nomi di spacciatori
su cui si stavano svolgendo delle indagini, si misero a ridere affermando
di conoscere gente ben più potente; smisero di ridere quando i compagni
chiesero loro come mai costoro fossero liberi ed impuniti.
Ci ritroviamo così sui giornali "brillanti
operazionidei carabinieri" che acciuffano due disgraziati marocchini
con ben tre Kg.di haschisc o annunciano di aver sgomina to una pericolosa
banda di trafficanti di eroina con la cattura di un compagno ex tossicomane
che con la droga non aveva più nulla a che vedere, tranne smentire
tutto con un invisibile trafiletto dieci giorni dopo; mentre carichi
di miliardi passano indisturbati ed i boss vengono riveriti nei salotti
bene.
Si crea così su Macondo la montatura
dei biglietti-buono per lo spinello, quando è noto nel locale non
solo era combattuto lo spaccio, ma anche chi bucava veniva allontanato
a volte così frettolosamente da non tener conto delle sue condizioni:
si parla di Sacha Orsenigo Marzorati morto di eroina, perché buttato
in mezzo alla strada dai proprietari del locale che non avevano gradito
il suo stato] [7].
COME COMBATTERE L'EROINA?
E una domanda aperta al movimento.
Oggi sappiamo quante delle cose fatte siano state inutili; possiamo
contare le assenze, da chi è morto fucilato sul posto a 16 anni per
il furto di un motorino a chi è stato ammazzato in galera, a chi è
finito o sta finendo per buco. L 'assassino ha sempre lo stesso nome,
si chiama violenza di Stato.
Noi sappiamo che chi vende la morte ha
di fronte a se chi compra la morte e la situazione cui in tendenza
ogni compagno dovrebbe voler arrivare è un mondo in cui la voglia
di vivere sia vincente sull' autodistruzlone.
La storia di Milano, di questa Milano
che noi stiamo vivendo non assomiglia purtroppo a quanto vorremmo
vivere.
Abbiamo assistito a momenti di lotta
contro la droga gestiti con una brutalità ed una violenza che possiamo
definire fascista per la sua ottusa ed irrazionale negazione al confronto
con chi è diverso. Il Movimento lavoratori per il socialismo autoproclamatosi
difensore delle masse, di fronte a questo problema ha scelto di picchiare
i ragazzini che durante i concerti al Palalido fumavano uno spinello;
ha sgomberato a colpi di spranga e di chiave inglese il parco Solari,
ritrovo di bucomani, con l'unicorisultato tra l'altro di spostare
il centro dispaccio e di consumo in piazza Vetra.
Neghiamo a questi signorini frequentatori
di licei, nati e cresciuti nella bambagia il diritto di giudicare
e punire con gli stessi i mezzi dello stato borghese [anzi più arretrati
e barbari di questo dal momento che le nuove leggi, pur non proponendo
soluzioni, colgono la differenza enorme che passa tra spacciatori
e consumatori].
Rifiutiamo inoltre la loro unica proposta
che è di riaggregazione ideologica, proposta che passa sopra la testa
di chi ha da fare i conti non tanto con l'ideologia quanto con il
vivere di tutti i giorni. Abbiamo scelto di pubblicare una serie di
nomi di spacciatori, nomi raccolti in otto mesi di lavoro su testimonianze,
giornali, al palazzo di giustizia.
È un lavoro destinato al movimento, che
dovrà assumersi in prima persona il compito di verificare, di vagliare
e di decidere cosa fare. Non ci sono soluzioni magiche, né colpi di
bacchetta, né colpi di spranga possono farci ritrovare fra i compagni
quelli che in questo momento si trovano persi nella solitudine del
buco.
Ai proletari, ai disoccupati, agli studenti,
agli emarginati di ogni quartiere noi compagni nell'area dell'autonomia
operaia proponiamo momenti di aggregazione in cui si possa discutere
sui problemi del vivere quotidiano a partire da questa spada di Damocle
che ci pesa sulla testa.
Bruciare i bar o colpire gli spacciatori
può essere giusto tatticamente ma non risolve i problemi: cambiano
i volti, i nomi e le zone di spaccio; il risultato si inserisce in
una logica di intimidazione i cui frutti si esauriscono nel breve
periodo. Eppure queste figure vanno eliminate: esse agiscono infatti
non solo portando la morte, ma anche inserendosi tra i gruppi di giovani,
giocando sui sensi di colpa, sulla vergogna, sullo pseudo anticonformismo
del drogato, per creare una rete di omertà su cui raccogliere non
solo frutti economici ma anche informazioni che rendano più chiaro
allo stato come nei quartieri ci si organizzi e si lotti contro il
sistema.
La proposta che questo libro vuoi portare
è quella di una progressiva emarginazione di questi figuri; chiediamo
che la gente non abbia più paura, che si apra sulla droga un discorso
chiaro e non moralistico che permetta il loro isolamento totale da
un Iato e apra dall'altro la possibilità di vivere una condizione
umana meno desolante dell'attuale.
La forza di chi lotta nei quartieri deve
diventare l'alternativa alla forza dello Stato, di cui gli spacciatori
costituiscono un aspetto.
Questo libro non vuole mandare nessuno
in galera; come comunisti rifiutiamo questo strumento di oppressione
sull'uomo; teniamo a precisare ciò anche se siamo sicuri che il problema
non sussista, essendo la magistratura e la polizia a conoscenza ben
più di noi dei nomi e delle situazioni citate. La nostra volontà è
di proseguire in questo lavoro di controinformazione fino ad arrivare
alla pubblicazione di un foglio mensile sull'eroina; il libro è solo
uno sforzo di pochi compagni per superare I'omertà istituzionale.
Chiediamo perciò a tutti di collaborare
con proposte, notizie, critiche a questa iniziativa.
Note:
(1) Fare oggi un discorso duro
contro l'eroina e contro gli oppiacei in genere non vuoI essere una
presa di posizione indiscriminata e fuori dal tempo e dalla storia.
L 'uso degIi oppiacei contro cui noi intendiamo batterci non ha nulla
a che vedere con il consumo che di questi viene fatto da sempre nel
mondo orientale dove l'oppio è integrato con la cultura popolare,
con i ritmi di vita della gente dove spesso rappresenta l' unica sostanza
In grado di alleviare e curare le sofferenze.
GIi oppiacei ed in particolare l'eroina
in quanto loro derivato più efficace, rappresentano nel nostro mondo
qualcosa di ben preciso e cioè la stabilizzazione della disgregazione,
la rottura di ogni possibilità di ricerca collettiva di un nuovo modo
dl vivere, la reintegrazlone nel sistema dell' eroinomane che si trova
costretto a riattribuire al denaro un valore che passa sopra quello
della ricerca di rapporti umani di qualità diversa, non mercificati.
(2) Uno dei motivi che favorivano
la diffusione della morfina era il fatto che i consumatori di questa
erano più tranquilli dei consumatori di alcool.
(3) Molte informazioni sono tratte
dal libro di G. Blumir, "Eroina".
(4) Si scalda a bagnomaria a
85° e per 6 ore una miscela di morfina-base e di anidride acetica
ottenendo così morfina impura in soluzione. Procedendo a più operazioni
di distillazione precipita in cristalli e diventa infine una polvere
solubile in acqua.
(5) C. Lamour, M.R. Lamberti,
"Il sistema mondiale della droga".
(6) Nella maggioranza dei casi
la morte per eroina deriva da edema polmonare, cagionato dalla reazione
acuta all'iniezione endovenosa del miscuglio a base di chinino e zucchero.
(7) Riportiamo questo fatto di
cui abbiamo testimoni che ci hanno permesso di ricostruire perfettamente
l'accaduto, perché riteniamo giusto che i gestori del locale siano
scagionati dalle accuse loro mosse dalla stampa e dalla giustizia
borghese e che siano invece additati al movimento come coloro che
nella difesa della loro proprietà privata si sono comportati esattamente
come i bottegai che usano le armi contro i giovani che spaccano loro
una vetrina.
Un locale alternativo che con coraggio
ha scelto di gestirsi i comportamenti degli emarginati non può lasciar
morire i tossicomani non prestando loro soccorso per paura delle grane
che ne possono derivare.
Persino al "Fabbricone" dove le contraddizioni
su questi problemi (non la proprietà privata) erano ben più grandi
e la repressione così pure, di fronte ad un caso del genere presentatosi,
i ragazzi si assunsero la responsabilità ed il rischio di chiamare
un'ambulanza evitando così la morte di una ragazza gravemente intossicata.
Il DOSSIER E' CORREDATO DA CIRCA 300
NOMINATIVI, DA ALCUNE DECINE DI FOTOGRAFIE E DA UNA PIANTINA
DELLA CITTA' DI MILANO CHE MAPPA LO SPACCIO DELLE SOSTANZE E CHE RIPRODUCIAMO
RELATIVAMENTE ALLA ZONA EST