Dossier eroina

A cura dei collettivi comunisti autonomi

Centro di lotta e informazione contro l'eroina Dedicato a:
Carletto Sponta militante comunista ucciso dagli spacciatori dell'eroina

 

"Alcune morti sono più leggere di una piuma, altre più pesanti del monte Tai".

 

L'EROINA È VICINA

Il movimento, quello ufficiale, se ne è accorto in ritardo. Le analisi sulla crisi economica, i dibattiti sull'organizzazione, sulla classe, sui rapporti tra operai e studenti, gli scontri tra linee politiche non hanno lasciato vedere che giorno dopo giorno unalarga fascia di giovani scompariva dalle assemblee, dalle piazze, dai sacri templi del culto dell'ideologia. Erano per lo più quelli che Lenin non l'avevano mai letto e del "Capitale" avevano solo sentito parlare.

Conoscevano però altre cose, una realtà, quella della grande periferia milanese con i suoi casermoni e la sua desolazione, conoscevano da vicino la vita del proletariato, lo stesso su cui i "compagni" disquisivano nelle loro riunioni.

La conoscevano talmente bene da non avere alcuna voglia di ripetere quell'esperienza: fabbrica, casa, bar ogni giorno per cinquant'anni.

Con loro si sarebbe potuto parlare di questo, ma quando si cominciò a capire erano tornati nei loro ghetti e il movimento, quello ufficiale, cominciò a discutere di droga leggera e droga pesante, a porsi il problema se "fumare" fosse più o meno comunista e sui criteri di vigilanza da adottare.

Si era nel '73. Re Nudo che tra i primi aveva sollevato la questione e che era anche riuscito nella sede di via Maroncelli a dare spazio al dibattito e alle più disparate iniziative di tutta una serie di compagni che non si rifacevano a realtà partitiche o gruppettare, veniva chiuso dalla polizia con un 'operazione che ricorda molto quella con cui è stato chiuso il Macondo.

Intanto tra i compagni il problema eroina cominciava a farsi sentire. Non era più una storia lontana, non si parlava più solo delle Pantere Nere falcidiate dalla droga pesante propinata loro dal sistema, si parlava del compagno di classe che bucava, dell'ex militante che si incontrava ancora tutti i giorni ma non faceva più niente, poi purtroppo si cominciò a parlare di chi era morto.

Ma si è parlato male dell'eroina. Questo discorso tenuto in disparte è venuto fuoriin modo equivoco, sempre aperto da una dichiarazione di principio, troppo esplicita, troppo dichiarata, senza analisi né constatazione critica del fascino che I' eroina esercitava ed esercita con la sua carica di morte, di negazione della realtà, con il suo apparente aspetto di rottura col mondo, senza compromesso.

Si è imparato poi a conoscere la realtà quotidiana dell'eroinomane, lo sbattimento per i soldi, la voglia di uscirne, il caso che fa rientrare, il mal di stomaco, I' isolamento, una spirale di violenza che si avvolge su se stessa fino allo strangolamento finale.

Così i compagni hanno imparato ad affrontare il problema come roba loro, che li tocca nel loro quotidiano e sul quale va cercata collettivamente una via d 'uscita che sia di forza reale, e cioè di comprensione profonda di sé e di allargamento del fronte di lotta contro la morte [1].

 

CHE COS'È L'EROINA

La diffusione degli oppiacei nel mondo occidentale è situabile nell' '800 soprattutto tra la classe operaia, dove sciroppi a base di oppio venivano usati così come l'alcool per affrontare e superare una realtà quotidiana pesantemente ostile, fatta di lavoro al limite delle possibilità umane, alimentazione insufficiente, condizioni igieniche spaventose.

L 'oppio e i suoi derivati venivano venduti a basso prezzo [inferiore a quello dell'alcool] [2], e senza alcun controllo. La morfina In particolare trovò il suo momento di diffusione dopo l'invenzione della siringa; essa veniva indicata dalla scienza medica come toccasana per ogni tipo di malattia, dall'anemia al vomito da gravidanza. In particolare nei momenti di guerra essa fu usata massicciamente come antidolorifico: dopo la guerra di secessione americana si contavano tra i soldati circa 45.000 morfinomani [3].

L' eroina fu scoperta nel 1874 dalla Bayer come derivato semisintetico della morfina e fu lanciata sul mercato come potente antidolorifico e come sostituto della morfina stessa, da usarsi nelle cure di disintossicazlone.

II processo chimico per ottenerla non presentava particolari difficoltà [4], né richiedeva attrezzature complesse o ampi spazi, come si vide poi dalla proliferazione dei laboratori clandestini in Europa ed in Oriente.

Legale, negli USA fino al 1912, venne poi sostituita presso i consumatori delle classi medie dai barbiturici, e passò al mercato clandestino procurando alla malavita organizzataprofitti favolosi, essendo la materia prima reperibile a bassi costi, facilmente organizzabile la sua produzione e la sua distribuzione che si allargò soprattutto tra i proletari e i sottoproletari dei ghetti urbani.

Dopo la messa fuori legge degli oppiacei [l'industria farmaceutica aveva ormai organizzato la loro sostituzione con altri prodotti non meno nocivi, nel lungo periodo], l'eroina si impose come prodotto preferito dalla malavita per l'elevato grado di assuefazione che permetteva di creare ben presto un solido mercato.

In Italia la sua diffusione di massa ebbe inizio intorno al '72/ '73, anni in cui le anfetamine, fino allora vendute liberamente, vennero incluse nella lista delle sostanzestupefacenti, ed in cui l'haschisc, che aveva già iniziato a circolare in modo massiccio venne fatto sparire dal mercato. La struttura di vendita di questo venne parzialmente utilizzata per far circolare buste di eroina a prezzi bassissimi.

Lo sfasamento post-sessantottesco fece il resto.

 

COME ARRIVA IN ITALIA

Dai dati disponibili è possibile calcolare la produzione mondiale di oppio sulle 3.000 tonnellate annue, di cui solo la metà viene destinata all'industria farmaceutica.

Un 'indagine svolta dal servizio strategico d'informazioni dell'Ufficio narcotici [BN-DD] dava per l'anno '71 i seguenti dati relativi alla produzione smerciata in tonnellate [5]:

mercato legale - mercato clandestino

Turchia 150 35/50
India 1.200 250
Pakistan 6 250
Iran 150 ?
URSS 115 ?
Rep. pop. cinese 100 ?
Jugoslavia 0,83 1,7
Giappone 5 -
Tailandia - Birmania - 750
Laos - Afghanistan - 100/150
Messico - 5/15

Da questi paesi al mondo industrializzato la strada non è troppo difficile né troppo pericolosa. O meglio è rischiosa per chi, attratto dal miraggio di un guadagno facile che assicuri qualche mese di vita senza problemi, tenta di portarsi a casa qualche grammo. Non per chi, trafficando in dosi ben maggiori, ha a sua disposizione canali organizzati, traffici di copertura [apparecchi radio, orologi, prodotti a tecnologia avanzata dall'Estremo Oriente o derrate alimentari dal vicino Oriente].

Basti pensare, per esemplificare, al traffico che viene svolto dai TIR, tra l'Iran e l'Europa. Qui, dove i freaks che giungono dall'Afghanistan o dall'India devono sottostare alle più accurate ed intime perquisizioni da parte dei funzionari della dogana iraniana[un giorno di galera per ogni grammo di haschisc, nelle fatiscenti carceri di Mashad], dove è comminata la pena di morte per gli spacciatori, dove le vetrine alle frontiere espongono gli oggetti più disparati squarciati dalla solerte polizia dello Scia come contenitori di haschisc, partono camion carichi di ogni genere di droga.

Basti dire che a Teheran i venditori di haschisc non si assumono la spesa di caricare la merce sul mezzo di trasporto qualora l'acquisto sia inferiore a 350 Kg.; che nel '72 il raccolto di oppio dichiarato ufficialmente dal governo iraniano è stato di 250 tonnellate, mentre il quantitativo reale corrispondeva a 500 tonnellate circa.

I camion, una volta espletato o pagato il controllo doganale vengono sigillati fino al loro arrivo a destinazione.

Le vie dell'oppio si sono negli ultimi anni moltiplicate, parallelamente all'aumento della diffusione dell'eroina nel mondo, complice in primo luogo la guerra nel Vietnam che ha allargato il mercato stimolando l'aumento delle coltivazioni di oppio e la nascita di laboratori di produzione di eroina in tutto il sud est asiatico.

Se negli anni '60 la via tradizionale era costituita dal passaggio di oppio dalla Turchia in Siria, dove veniva ricavata la morfina - base e dalla Siria a Marsiglia, dove la stessa veniva rielaborata in eroina, oggi tale procedimento è spesso realizzato in loco:
sono proliferate fabbriche clandestine sulle frontiere tra Tailandia, Birmania, Laos, in Iran, in Pakistan. Da qui il prodotto viene smistato per tutto il mondo.

In Europa si sono creati grossi mercati quali: Skopje in Jugoslavia, Plovdiv in Bulgaria, Monaco in Germania, Amsterdam in Olanda che servono come basi di rifornimento per lo spaccio. Continua anche l'esportazione di oppio grezzo che viene poi lavorato; in Italia si parla di più fabbriche clandestine situate in Sicilia, ma

per la facilità di impianto è difficile poter esercitare un controllo più preciso.

Si sa che navi col loro carico mortale partono da Karachi, dal golfo Persico, dal golfo di Oman destinate a tutto il mondo.

Il prezzo dal produttore al consumatore subisce un aumento spaventoso, dato anche il numero degli intermediari ed il fatto che sui mercati occidentali non viene mai venduta droga pura, ma tagliata con lattosio, chinino, stricnina, fino a far aumentare di quattro o cinque volte il volume. Si è calcolato, a partire dal fatto che una dose non contenga più di 5 mg. di eroina pura, che l'aumento del prezzo sia calcolabile moltiplicando per 2.000 il prezzo di origine. Si può capire così quanti e quali interessi girino intorno a tale traffico, e quindi la decisa volontà di coloro che lo gestiscono di non perdere tali privilegi a qualsiasi costo, anche a quello già accennato del taglio con sostanze che comportano il rischio della perdita di un cliente [6].

Chi muove le fila di tutto ciò?

A nostra disposizione sono solo sospetti sull'attività di rispettabili personaggi ben coperti da regolari traffici commerciali [import - export], di cui si può dall'esterno osservare l'aumento vertiginoso e inspiegabile del tenore di vita e qualche agente delle tasse trasferito perché troppo curioso.

Sono storie ben protette, relegate nel limbo dei potenti.

Nella perquisizione eseguita nel mese di novembre presso la sede del centro di lotta e di informazione contro l'eroina, i poliziotti che trovarono una lista di nomi di spacciatori su cui si stavano svolgendo delle indagini, si misero a ridere affermando di conoscere gente ben più potente; smisero di ridere quando i compagni chiesero loro come mai costoro fossero liberi ed impuniti.

Ci ritroviamo così sui giornali "brillanti operazionidei carabinieri" che acciuffano due disgraziati marocchini con ben tre Kg.di haschisc o annunciano di aver sgomina to una pericolosa banda di trafficanti di eroina con la cattura di un compagno ex tossicomane che con la droga non aveva più nulla a che vedere, tranne smentire tutto con un invisibile trafiletto dieci giorni dopo; mentre carichi di miliardi passano indisturbati ed i boss vengono riveriti nei salotti bene.

Si crea così su Macondo la montatura dei biglietti-buono per lo spinello, quando è noto nel locale non solo era combattuto lo spaccio, ma anche chi bucava veniva allontanato a volte così frettolosamente da non tener conto delle sue condizioni: si parla di Sacha Orsenigo Marzorati morto di eroina, perché buttato in mezzo alla strada dai proprietari del locale che non avevano gradito il suo stato] [7]. 

 

COME COMBATTERE L'EROINA?

E una domanda aperta al movimento.
Oggi sappiamo quante delle cose fatte siano state inutili; possiamo contare le assenze, da chi è morto fucilato sul posto a 16 anni per il furto di un motorino a chi è stato ammazzato in galera, a chi è finito o sta finendo per buco. L 'assassino ha sempre lo stesso nome, si chiama violenza di Stato.

Noi sappiamo che chi vende la morte ha di fronte a se chi compra la morte e la situazione cui in tendenza ogni compagno dovrebbe voler arrivare è un mondo in cui la voglia di vivere sia vincente sull' autodistruzlone.

La storia di Milano, di questa Milano che noi stiamo vivendo non assomiglia purtroppo a quanto vorremmo vivere.

Abbiamo assistito a momenti di lotta contro la droga gestiti con una brutalità ed una violenza che possiamo definire fascista per la sua ottusa ed irrazionale negazione al confronto con chi è diverso. Il Movimento lavoratori per il socialismo autoproclamatosi difensore delle masse, di fronte a questo problema ha scelto di picchiare i ragazzini che durante i concerti al Palalido fumavano uno spinello; ha sgomberato a colpi di spranga e di chiave inglese il parco Solari, ritrovo di bucomani, con l'unicorisultato tra l'altro di spostare il centro dispaccio e di consumo in piazza Vetra.

Neghiamo a questi signorini frequentatori di licei, nati e cresciuti nella bambagia il diritto di giudicare e punire con gli stessi i mezzi dello stato borghese [anzi più arretrati e barbari di questo dal momento che le nuove leggi, pur non proponendo soluzioni, colgono la differenza enorme che passa tra spacciatori e consumatori].

Rifiutiamo inoltre la loro unica proposta che è di riaggregazione ideologica, proposta che passa sopra la testa di chi ha da fare i conti non tanto con l'ideologia quanto con il vivere di tutti i giorni. Abbiamo scelto di pubblicare una serie di nomi di spacciatori, nomi raccolti in otto mesi di lavoro su testimonianze, giornali, al palazzo di giustizia.

È un lavoro destinato al movimento, che dovrà assumersi in prima persona il compito di verificare, di vagliare e di decidere cosa fare. Non ci sono soluzioni magiche, né colpi di bacchetta, né colpi di spranga possono farci ritrovare fra i compagni quelli che in questo momento si trovano persi nella solitudine del buco.

Ai proletari, ai disoccupati, agli studenti, agli emarginati di ogni quartiere noi compagni nell'area dell'autonomia operaia proponiamo momenti di aggregazione in cui si possa discutere sui problemi del vivere quotidiano a partire da questa spada di Damocle che ci pesa sulla testa.

Bruciare i bar o colpire gli spacciatori può essere giusto tatticamente ma non risolve i problemi: cambiano i volti, i nomi e le zone di spaccio; il risultato si inserisce in una logica di intimidazione i cui frutti si esauriscono nel breve periodo. Eppure queste figure vanno eliminate: esse agiscono infatti non solo portando la morte, ma anche inserendosi tra i gruppi di giovani, giocando sui sensi di colpa, sulla vergogna, sullo pseudo anticonformismo del drogato, per creare una rete di omertà su cui raccogliere non solo frutti economici ma anche informazioni che rendano più chiaro allo stato come nei quartieri ci si organizzi e si lotti contro il sistema.

La proposta che questo libro vuoi portare è quella di una progressiva emarginazione di questi figuri; chiediamo che la gente non abbia più paura, che si apra sulla droga un discorso chiaro e non moralistico che permetta il loro isolamento totale da un Iato e apra dall'altro la possibilità di vivere una condizione umana meno desolante dell'attuale.

La forza di chi lotta nei quartieri deve diventare l'alternativa alla forza dello Stato, di cui gli spacciatori costituiscono un aspetto.

Questo libro non vuole mandare nessuno in galera; come comunisti rifiutiamo questo strumento di oppressione sull'uomo; teniamo a precisare ciò anche se siamo sicuri che il problema non sussista, essendo la magistratura e la polizia a conoscenza ben più di noi dei nomi e delle situazioni citate. La nostra volontà è di proseguire in questo lavoro di controinformazione fino ad arrivare alla pubblicazione di un foglio mensile sull'eroina; il libro è solo uno sforzo di pochi compagni per superare I'omertà istituzionale.

Chiediamo perciò a tutti di collaborare con proposte, notizie, critiche a questa iniziativa.

Note:

(1) Fare oggi un discorso duro contro l'eroina e contro gli oppiacei in genere non vuoI essere una presa di posizione indiscriminata e fuori dal tempo e dalla storia. L 'uso degIi oppiacei contro cui noi intendiamo batterci non ha nulla a che vedere con il consumo che di questi viene fatto da sempre nel mondo orientale dove l'oppio è integrato con la cultura popolare, con i ritmi di vita della gente dove spesso rappresenta l' unica sostanza In grado di alleviare e curare le sofferenze.

GIi oppiacei ed in particolare l'eroina in quanto loro derivato più efficace, rappresentano nel nostro mondo qualcosa di ben preciso e cioè la stabilizzazione della disgregazione, la rottura di ogni possibilità di ricerca collettiva di un nuovo modo dl vivere, la reintegrazlone nel sistema dell' eroinomane che si trova costretto a riattribuire al denaro un valore che passa sopra quello della ricerca di rapporti umani di qualità diversa, non mercificati.

(2) Uno dei motivi che favorivano la diffusione della morfina era il fatto che i consumatori di questa erano più tranquilli dei consumatori di alcool.

(3) Molte informazioni sono tratte dal libro di G. Blumir, "Eroina".

(4) Si scalda a bagnomaria a 85° e per 6 ore una miscela di morfina-base e di anidride acetica ottenendo così morfina impura in soluzione. Procedendo a più operazioni di distillazione precipita in cristalli e diventa infine una polvere solubile in acqua.

(5) C. Lamour, M.R. Lamberti, "Il sistema mondiale della droga".

(6) Nella maggioranza dei casi la morte per eroina deriva da edema polmonare, cagionato dalla reazione acuta all'iniezione endovenosa del miscuglio a base di chinino e zucchero.

(7) Riportiamo questo fatto di cui abbiamo testimoni che ci hanno permesso di ricostruire perfettamente l'accaduto, perché riteniamo giusto che i gestori del locale siano scagionati dalle accuse loro mosse dalla stampa e dalla giustizia borghese e che siano invece additati al movimento come coloro che nella difesa della loro proprietà privata si sono comportati esattamente come i bottegai che usano le armi contro i giovani che spaccano loro una vetrina.

Un locale alternativo che con coraggio ha scelto di gestirsi i comportamenti degli emarginati non può lasciar morire i tossicomani non prestando loro soccorso per paura delle grane che ne possono derivare.

Persino al "Fabbricone" dove le contraddizioni su questi problemi (non la proprietà privata) erano ben più grandi e la repressione così pure, di fronte ad un caso del genere presentatosi, i ragazzi si assunsero la responsabilità ed il rischio di chiamare un'ambulanza evitando così la morte di una ragazza gravemente intossicata.

 

Il DOSSIER E' CORREDATO DA CIRCA 300 NOMINATIVI, DA ALCUNE DECINE DI FOTOGRAFIE E DA UNA PIANTINA DELLA CITTA' DI MILANO CHE MAPPA LO SPACCIO DELLE SOSTANZE E CHE RIPRODUCIAMO RELATIVAMENTE ALLA ZONA EST