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Massimo Carminati
Uno dei maggiori indiziati per l'omicidio di Fausto Tinelli e Lorenzo
"Jaio" Iannucci è Massimo Carminati. Carminati nasce a Milano nel 1957
e risiede nel capoluogo lombardo fino al 1983,quando chiede il trasferimento
di residenza a Formello,in provincia di Roma.Militante di Avanguardia
Nazionale,partecipa alle manifestazioni e agli scontri di piazza degli
anni Settanta.Denunciato e condannato più volte per rissa,violenza,aggressione.Entra
in contatto con la Banda della Magliana nel 1977.Per la Magliana uccide
il tabaccaio Teodoro Pugliese a Roma e viene ritenuto responsabile.E'
significativa la lettera del pentito Angelo Izzo alla Digos del 5/2/1992
che viene riportata nella sentenza ordinanza del 1994 sul depistaggio
sul treno Taranto-Milano,avvenuto il 13 Gennaio 1981 e successivo alla
strage della stazione di Bologna del 2 Agosto 1980.Nella lettera Angelo
Izzo afferma: "Massimo Carminati nasce nell'ambiente dell'estremismo
di destra come amico e compagno di scuola di Valerio Fioravanti,al quale
si lega in modo forte, e di Franco Anselmi.In breve diviene un personaggio
carismatico di uno dei gruppi fondanti dei nar:quello cosiddetto dell'Eur.Pur
partecipando solo marginalmente a scontri,sparatorie ed episodi della
miniguerra che ha insanguinato la capitale intorno al 1977 fra estremisti
di destra e di sinistra,Carminati gode di grandissimo prestigio.Probabilmente
perché è la pesona dell'ambiente di destra maggiormente legata già allora
alla malavita romana,alla nascente Banda della Magliana.Un altro motivo
di prestigio naturalmente potrebbe essere legato all'omicidio milanese
di Fausto e Jaio,a cui potrebbe aver partecipato.In questo caso il movente
vero di tale omicidio sarebbe da ricollegare non tanto alla faida tra
rossi e neri,ma considerata la personalità di Carminati e i rapporti
che deteneva con ambienti strani,l'omicidio del Casoretto sarebbe da
addebitarsi a manovre di spezzoni deviati dei servizi segreti controllati
all'epoca dalla P2.Carminati nel 1977 partecipa al sequestro Iacorossi
e a rapine in banca correo di quelli della Magliana.Forse ha mano nell'omicidio
del dirigente missino Pistoleri ed è già un personaggio con molti legami
che vanno dall'ambiente di Avanguardia Nazionale di Stefano Delle Chiaie,a
Franco Giuseppucci detto il Negro,a Danilo Abbruciati,a Flavio Carboni.Questo
gli permette di tenere un rapporto di superiorità con i sorgenti terroristi
neri,ai quali è in grado di fornire appoggi e aiuti di ogni genere".
Su questo punto il Giudice Istruttore di Bologna Leonardo Grassi,nel
libro "Fausto &Jaio" di Daniele Biacchessi dichiara: "Il pentito Angelo
Izzo,quando parla di Carminati è credibile.I fatti che racconta nella
sentenza ordinanza sul depistaggio dell'inchiesta sulla strage di Bologna
sono stati tutti accertati in via definitiva.Carminati è il terminale
tra i servizi segreti e i gruppi di destra.Con Pietro Musumeci e Giuseppe
Belmonte del Sismi aveva un rapporto strettissimo.Angelo izzo invia
la lettera il 5 febbraio 1992,cioè prima che il pentito della Magliana,Maurizio
Abatino,iniziasse a collaborare.Il documento contiene,riguardo a Carminati,una
serie di indicazioni investigative che poi sono state in larga parte,puntualmente
riscontrate" IL DEPISTAGGIO SUL TRENO TARANTO-MILANO Massimo Carminati
è stato condannato per il depistaggio del treno Taranto-Milano insieme
a Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, del Sismi e a Licio Gelli. In
particolare Carminati ha prelevato dall'arsenale della Banda della Magliana,un
mitra Mab, con numero di matricola abraso e calcio rifatto artigianalmente.Il
mitra è stato ritrovato in una valigetta sul treno che conteneva due
caricatori di cui uno con venti cartucce calibro 9 lungo, un fucile
da caccia calibro 12,8, lattine con sette etti di sostanze esplosive
innescate con capsule detonanti in alluminio e micce a lenta combustione,
due passamontagna di lana color bleu, copie di giornali francesi e tedeschi,
biglietti aerei.Dalla sentenza -ordinanza del Giudice Istruttore di
Bologna Leonardo Grassi del 1994 con cui si chiede il rinvio a giudizio
per Carminati: "Massimo Carminati,complice di Gelli,Pazienza Musumeci
e Belmonte,nei reati per i quali costoro sono stati condannati dalla
Corte d'Assise d'appello di Bologna,deve dunque essere rinviato a giudizio
per tutti i delitti a lui ascritti" Dalla sentenza della Corte Suprema
di Cassazione del 23 Novembre 1995 sulla strage del 2 agosto 1980 alla
stazione di Bologna: "Infatti, dalle risultanze acquisite era emerso
che il mitra rinvenuto nella valigia che era stata collocata il 13.1.1981
sul treno Taranto-Milano apparteneva alla cosiddetta "banda della Magliana",
una vasta associazione per delinquere, operante a Roma in quegli anni:
Maurizio Abbatino, che di quell'associazione aveva fatto parte, aveva
rivelato che negli scantinati del Ministero della Sanità l'organizzazione
diponeva di un cospicuo deposito di armi e che alcune di esse erano
state temporaneamente cedute a Paolo Aleandri, ma non erano state più
restituite. Per costringere Aleandri a rispettate l'impegno assunto
era stato sequestrato, ma poi era stato liberato, con la mediazione
di Massimo Carminati quando all'associazione, in sostituzione delle
armi date in prestito ad Aleandri, erano state date due bombe a mano
e due mitra ed uno di questi mitra era stato prelevato da Carminati
e mai più restituito. Abbatino, dopo aver descritto le peculiari caratteristiche
del mitra finito nelle mani di Carminati, caratteristiche conseguenti
ad un'artigianale modifica del calcio, riconosceva quell'arma nel M.A.B.
che era stato trovato a Bologna la notte del 13 gennaio 1981, in quella
valigia. Infine lo stesso Abbatino aveva precisato che Carminati faceva
parte di un gruppo di giovani che gravitava nell'area della destra eversiva,
gruppo del quale facevano parte i fratelli Valerio e Cristiano Fioravanti,
Francesca Mambro, Giorgio Vale e Gilberto Cavallini.Una volta riconosciuta,
sulla base di tale complesso ed articolato quadro probatorio, piena
attendibilità alle dichiarazioni di Abbatino,, al giudice di rinvio
è stato agevole rilevare che quel MAB. rinvenuto in quella valigia proveniva
dalla "banda della Magliana", e questa, attraverso Carminati, collaborava
con alcuni appartenenti ai N.A.R., come Fioravanti, Mambro e Cavallini:
il percorso del mitra rappresentava la prova del rapporto di collaborazione
tra i soggetti coinvolti nel processo." Sulle risultanze di questo depistaggio
che ha avuto come protagonista Massimo Carminati il sostituto procuratore
Libero Mancuso parla in un'audizione davanti alla Commissione Stragi:
"Inanzitutto c'è il depistaggio dei servizi segreti militari del gennaio
1981. Pochi mesi dopo la strage di Bologna, sul treno Taranto-Milano
viene scoperta una borsa contenente barattoli di esplosivo, il T4, oltre
ad un fucile mitragliatore Beretta 3842, un fucile a canne mozze e due
biglietti aerei intestati a un cittadino tedesco e a uno francese. Sulla
provenienza delle armi da elementi della Banda della Magliana non dovrebbero
esserci dubbi. Nell'inchiesta svolta con il collega Leonardo Grassi
si ottennero le prove documentali che il depistaggio dell'81 venne organizzato
da graduati del Sismi, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, iscritti
alla P2. Questo rappresentava un collegamento estremamente allarmante
tra esponenti dei Servizi, mafia siciliana e anche esponenti delle istituzioni;
successivamente venne alla luce che un certo Domenico Balducci all'epoca
guardaspalle di Pippo Calò e poi assassinato per mano di Calò, da latitante
viaggiava su aerei del nostro servizio segreto, superava come è ovvio,
i passaggi di frontiera ed era ospitato da Francesco Pazienza, condannato
per questo episodio, per peculato e favoreggiamento di Balducci". La
Commissione Stragi di Giovanni Pellegrino scrive nella sua relazione
annuale del 1998: "La complessa vicenda del deposito di armi e munizioni
in uno scantinato del Ministero della sanità. Tale deposito era gestito
dalla banda della Magliana e da esso con certezza provenivano le munizioni
utilizzate nell'omicidio Pecorelli ed il fucile mitragliatore MAB prelevatovi
da Carminati, utilizzato in un'operazione di depistaggio relativo alle
indagini sulla strage di Bologna (materiale fatto rinvenire sul treno
Taranto-Torino). Dell'episodio di depistaggio sono stati ritenuti responsabili
- con sentenza definitiva - ufficiali del servizio militare di sicurezza
(Musumeci e Belmonte)." MASSIMO CARMINATI E LA BANDA DELLA MAGLIANA
La cosiddetta "batteria" della Magliana era quella che aveva rapporti
più frequenti e intensi con i neofascisti romani. Alcune indicazioni
circa la relazione istauratasi tra la malavita romana ed eversione di
destra ci vengono fornite dallo stesso Cristiano Fioravanti, fratello
di Giusva. "I contatti avvennero in epoca precedente alla morte di Franco
Anselmi (6/3/1978). "Successivamente essi furono mantenuti dal gruppo
che faceva capo ad Alessandro Alibrandi, Massimo Carminati e Claudio
Bracci, mentre io mi limitai a compiere un attentato a un benzinaio
(...) L'indicazione ci fu data da Sparti Massimo il quale frequentava
gli ambienti della Magliana, dai quali otteneva documenti e targhe per
noi. Sparti disse a me e Tiraboschi, autori materiali, che per ingraziarci
maggiormente la gente di quell'ambiente sarebbe stato opportuno fare
loro il favore dell'attentato.Vi era infatti un rapporto stretto tra
Alibrandi, Carminati e Bracci e ricordo, in particolare, che quelli
della Magliana davano indicazione dei luoghi e persone da rapinare anche
al fine di dare il corrispettivo di attività delittuose compiute per
loro conto dagli stessi giovani di destra.Ricordo infatti che Alibrandi
e gli altri due avevano la funzione di recuperare i crediti di quelli
della Magliana (fu proposto anche a me ma io rifiutai) e di eliminare
alcune persone poco gradite. Tali persone da eliminare gravitavano nell'ambiente
delle scommesse clandestine di cavalli: in particolare il Carminati
mi disse, presumibilmente intorno al febbraio '81, di aver ucciso due
persone: una di queste era stata "cementata" mentre l'altra era stata
uccisa in una sala corse". Altro punto su cui è utile soffermarsi è
il tipo di attività svolta da alcuni elementi della destra eversiva
per conto del gruppo di Franco Giuseppucci parallelamente a quella della
commissione di rapine. Dalle dichiarazioni rese da Walter Sordi al giudice
di Roma in data 15 ottobre 1982: "Alibrandi mi disse che Carminati era
il pupillo di Abbruciati e Giuseppucci. Parlando in particolare degli
investimenti di somme di denaro da noi fatti attraverso la banda Giuseppucci-Abbruciati,
posso dire che nel corso dell'80, Alibrandi affidò alla banda stessa
20 milioni di lire, Bracci Claudio 10 milioni, Carminati 20 milioni,
Stefano Bracci e Tiraboschi 5 milioni.Ricordo che Alibrandi percepiva
un milione al mese di rendita. I soldi affidati alla banda Giuseppucci-Abbruciati
erano tutti in contanti. Come ho già spiegato, Giuseppucci e Abbruciati
prevalentemente investivano il denaro da noi ricevuto nel traffico di
cocaina e nell'usura, ma c'erano anche altri investimenti nelle pietre
preziose e nel gioco d'azzardo". La Commissione Stragi del Presidente
Giovanni Pellegrino nella sua relazione annuale del 1998 scrive: "All'autofinanziamento
furono invece dirette numerose rapine prima presso negozi di filatelia
poi agenzie ippiche e banche, rapine che frutteranno una disponibilità
economica assai superiore a quella necessaria alla vita dell'organizzazione
e connotarono di un tratto di delinquenza ordinaria sia la condotta
ed il tenore di vita degli autori, sia l'ambiente criminale in cui gli
stessi si muovevano. L'organizzazione e l'esecuzione di molti dei colpi
avvicinò stabilmente - e per alcuni in modo irreversibile - i ragazzi
dei NAR alla criminalità organizzata del gruppo che successivamente
verrà indicato (sinteticamente e in parte impropriamente) come Banda
della Magliana, attraverso lo stretto legame dei fratelli Fioravanti
e di Alibrandi con personaggi come Massimo Sparti, e di Massimo Carminati
e dello stesso Fioravanti con Franco Giuseppucci e Danilo Abbruciati.
Tali legami verranno a cementarsi, oltre che con la pianificazione e
attuazione di rapine (come presso le filatelie o alla Chase Manhattan
Bank), attraverso le attività di reinvestimento dei proventi delle rapine
(per lo più attraverso il prestito usuraio) che gli estremisti affideranno
alla banda, per conto della quale eseguivano attività di intimidazione
e di vero e proprio killeraggio. Il consolidarsi di tali rapporti segnerà
fortemente il profilo puramente criminale di alcuni dei protagonisti,
tanto da determinare in un personaggio come Valerio Fioravanti una situazione
di incertezza e disorientamento dopo la fine del periodo di detenzione
che lo tenne lontano dal gruppo dal giugno all'ottobre del 1979." Ancora
sulla figura di Massimo Carminati bisogna citare la sentenza del 16
Maggio 1994 della prima Corte d'appello per la strage alla stazione
di Bologna: "Sullo specifico punto dell'esplosivo, deve essere, poi,
ricordato quanto è emerso dalle dichiarazioni rese, ovvero acquisite
e confermate, in questo dibattimento da Maurizio Abbatino, uno dei più
autorevoli esponenti della "banda della Magliana"; questi ha, fra l'altro,
illustrato i rapporti esistenti tra la banda e un gruppo della eversione
di destra, indicando in Massimo Carminati il terrorista che fungeva
da elemento di collegamento con la banda medesima e che era l'unico
(del gruppo eversivo) abilitato ad accedere al deposito di armi costituito
dai criminali comuni negli scantinati del Ministero della Sanità. L'Abbatino
ha anche riferito che, grazie all'intercessione del Carminati, tre elementi
del medesimo gruppo -i due fratelli Fioravanti e Pasquale Belsito- poterono
trovare ospitalità per qualche tempo nell'appartamento della banda in
via degli Artificieri.Orbene, l'Abbatino ha rivelato che il Carminati
era un esperto nel confezionamento di ordigni esplosivi, tanto da impartire
lezioni in materia a quelli della banda della Magliana; che l'esplosivo
di cui disponeva la banda proveniva dal gruppo di Carminati; ancora,
che i sacchetti con esplosivo (tritolo e nitrato di ammonio) rinvenuti
nel deposito del Ministero della Sanità appartenevano al gruppo della
destra e vi erano stati portati dal Carminati in persona.Resta da segnalare,
a questo punto, la qualità dei legami che univano Massimo Carminati
a Valerio Fioravanti.In proposito, si deve iniziare col ricordare che
Cristiano Fioravanti ha dichiarato: "Sia io che Valerio siamo amici
d'infanzia di Massimo Carminati, legato al giro della Magliana ed in
particolare del Giuseppucci, Abbruciati, Diotallevi e Ducci." (22 mar.
85 al PM di Bologna).Si deve, inoltre, tenere presente che Carminati
era un amico della prim'ora di Franco Anselmi (il cui ascendente su
Valerio F. è già stato ricordato), con il quale aveva diviso l'abitazione
di Perugia ove entrambi frequentavano l'Università; Carminati e Fioravanti,
poi, avevano militato insieme nelle fila del gruppo neofascista EUR-Marconi;
essi, ancora, erano stati correi nella rapina commessa il 27 novembre
1979 ai danni della filiale della Chase Manhattan Bank di piazzale Marconi
all'EUR. Non si può, infine, trascurare di ricordare, oltre al già citato
episodio di via degli Artificieri, che una delle armi rapinate da Fioravanti
e Mambro il 5 agosto '80 all'armeria Fabrini di piazza Menenio Agrippa
-il revolver Smith & Wesson cal.38 matr.24K2722- fu rinvenuto dalla
polizia nel deposito del Ministero della Sanità.Sono, dunque, provati,
da un lato, la dimestichezza con gli ordigni esplosivi e la disponibilità
di materiale esplodente che poteva vantare il Carminati in quegli anni,
dall'altro, l'intenso rapporto che legò il Fioravanti al Carminati fin
dall'infanzia e, segnatamente, dagli albori dell'attività eversiva degli
imputati fino ad epoca successiva alla strage." LA SECONDA CONDANNA
DI CARMINATI PER DEPISTAGGIO 9 giugno 2000.Condanna a nove anni di reclusione
per Massimo Carminati, ex capo della banda della Magliana, a 4 anni
e mezzo ciascuno per Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del centro
Sismi di Firenze, e per Ivano Bongiovanni, delinquente comune con simpatie
di destra. Assoluzione per il maggiore del Sios dell' aeronautica Umberto
Nobili.È la sentenza del processo per i depistaggi e i controdepistaggi
della indagini sulla strage alla stazione del due agosto '80 (85 morti
e 200 feriti).Mannucci Benincasa e Carminati sono stati condannati anche
al risarcimento dei danni alle parti civili da liquidarsi in separata
sede. IL FURTO DEL CAVEAU DI PIAZZALE CLODIO 24 Luglio 2000.Una serie
di perquisizioni e arresti sono stati eseguiti da parte degli agenti
della Squadra mobile romana nell'ambito dell'inchiesta sul furto al
caveau della Banca di Roma interna al Palazzo di Giustizia della Capitale,
avvenuto nel luglio dello scorso anno. I provvedimenti emessi dalla
Procura di Perugia hanno colpito anche alcuni dipendenti della pubblica
amministrazione. I reati ipotizzati vanno dall'associazione a delinquere
finalizzata ai reati contro il patrimonio, alla corruzione di pubblici
ufficiali, tentativo di corruzione di magistrati, al traffico di stupefacenti,
detenzione abusiva di armi, ricettazione e falso. I particolari dell'operazione
Sono contenute nelle 187 pagine di ordinanza del Gip del tribunale di
Perugia i fatti e i motivi che hanno portato ai nuovi arresti per il
furto al caveau della Banca di Roma interno al Palazzo di Giustizia
avvenuto il 17 luglio scorso. I nuovi arresti riguardano altri "cassettari",
ricettatori, complici e basisti e soprattutto colui che è ritenuto uno
degli organizzatori, Manlio Vitale, di 51 anni un altro reduce della
Banda della Magliana. Il furto secondo gli inquirenti aveva più di un
obiettivo: assicurare agli autori un notevolissimo bottino di denaro
e preziosi trovati nelle cassette segnalate proprio da un impiegato
della banca; doveva servire anche il furto come arma di pressione sui
clienti dell'Istituto che avessero avuto nelle cassette materiale compromettente.
Secondo il Capo della Squadra Mobile romana, Nicolò d'Angelo, la banda
avrebbe anche messo le mani su due chilogrammi di cocaina che erano
stati nascosti in una delle cassette violate del caveau. Ancora da definire
la modalità di pressione che un uomo dipendente della Corte d'Appello
di Roma, Reginaldo Velocchia, 64 anni, anche egli tra gli arrestati,
avrebbe esercitato, con la complicità di un avvocato penalista romano,
Antonino Iuvara (quest'ultimo sottoposto solo alla misura di obbligo
di dimora) su un presidente della Corte di Appello di Roma, Sigliuzzi,
affinché alleggerisse nel secondo grado la condanna di Vitale nell'ambito
del processo alla Banda della Magliana e che portasse quindi alla sua
scarcerazione.Confermato, anzi aggravato, il ruolo di quattro carabinieri
in servizio a Piazzale Clodio imputati ora anche di associazione a delinquere
insieme a tutto il gruppo; sono ora ai domiciliari Mercurio Digesu,
di 41 anni, Feliciano Tartaglia, di 37, Adriano Martiradonna, di 48,
Flavio Amore di 30 anni, mentre un quinto militare, Roberto Cozzolino
è accusato solo di concorso in furto aggravato. Altre volta la banda,
sempre secondo gli inquirenti, avrebbe potuto contare sulla complicità
dei carabinieri, come sarebbe già avvenuto in occasione di un furto
al Tribunale di Civitavecchia e a un esercizio di tabacchi di viale
delle Milizie a Roma. Il tramite con l'Arma era il capo dei "cassettari"
storici romani, Stefano Virgili, 49 anni, apparentemente uscito dal
giro e boss dei parcheggi dell'Eur con la sua societa', Mutua Nova.Al
vertice della banda anche un pericoloso esponente dell'eversione di
destra, Massimo Carminati, 42enne, anch'egli interessato al contenuto
delle cassette di sicurezza. Una banda a tre teste, secondo il dottor
D'Angelo, ognuna delle quali perseguiva particolari obiettivi. Nel corso
delle perquisizioni la polizia ha ritrovato interrati in un fondo di
uno degli arrestati, Vincenzo Facchini, 47 anni, alcuni gioielli, praticamente
le briciole del miliardario bottino. Il ramo "cassettaro" della banda,
che aveva preparato con cura l'impresa, tanto da rinviarla piu' volte,
progettava anche un raid ancora piu' clamoroso nell'Ufficio corpi di
reato del Tribunale di Roma. In tutto sarebbero una trentina le persone
coinvolte, venti delle quali già identificate; di queste, tre irreperibili,
mentre all'appello mancherebbero una decina di fiancheggiatori, che
hanno permesso la clamorosa impresa minuziosamente ideate a realizzata.
Per arrivare al totale controllo del territorio del Palazzo di Giustizia,
oltre alla complicità di un dipendente della stessa Banca di Roma, Orlando
Sembroni, 49 anni, e alla distrazione dei carabinieri, era stata ottenuta
anche la riapertura di un'edicola interna affidata a un personaggio
della banda, Lucio Smeraldi, 61 anni.
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